Perché vale la pena dare un’occhiata a RoboCop: Rogue City

Poche proprietà cinematografiche mi intrattengono tanto quanto 1987 di Paul Verhoeven RoboCop. Violenta, cruenta e satirica, la classica avventura di fantascienza rimane un film ben progettato e pertinente. È abbastanza intelligente da fondere commenti sociali non così sottili con intrattenimento elettrizzante. Lo separi da qualsiasi angolazione e regge.

Nonostante la sua premessa affascinante, le idee avvincenti e i personaggi unici, RoboCop non aveva bisogno di un seguito. È un’immagine a sé stante che presenta in modo efficace il viaggio dell’eroe, visto attraverso gli occhi di Alex Murphy. Alla fine del film riesce a uccidere i cattivi, a riscoprire la sua anima e ad affrontare le questioni morali ed esistenziali sollevate dalla sua esistenza: fine della storia.

Essendo Hollywood Hollywood, RoboCop 2 riporta indietro Murphy e lo contrappone a robot più giganti e cattivi ancora più vili con risultati decrescenti prima di distruggere definitivamente il personaggio nel terribile RoboCop 3. Murphy ha vissuto negli spin-off dei fumetti, nei romanzi e nei videogiochi, in particolare lo sciocco ma divertente RoboCop contro Terminator del 1993.

Più tardi, in…